come è arrivata la pistola mitragliatrice italiana per eccellenza nelle mani di un gruppo terroristico?

Lo scorso 21 novembre nelle strade della capitale d’Israele, Gerusalemme, un terrorista palestinese appartenete al gruppo terroristico Hamas, ha aperto il fuoco contro civili. Nonostante la prontezza dalle forze di sicurezza e dalla polizia Israeliana, che hanno neutralizzato il terrorista, Fadi Abu Shihadam di 42 anni e residente a Shuafat, è riuscito ad uccidere un civile e a ferirne gravemente un altro.

L’arma del terrorista. Beretta M12.

Chi era Fadi Abu Shihadam ?

Manifesto di Hamas.

Appartenente già da diversi anni all’organizzazione terroristica di Hamas, Abu Shihadam viveva a Gerusalemme Est dove insegnava educazione Islamica in una scuola. Solo a seguito della pubblicazione del manifesto celebrativo da parte di Hamas nei suoi confronti si è venuto a sapere che il terrorista era un membro senior dell’organizzazione nel campo profughi di Shuafat.

vignetta dal mondo arabo: il terrorista che insegna l’educazione islamica.

Un’arma italiana nelle mani di Hamas

Carabiniere con Beretta M12

Chiunque almeno una volta nella vita è stato fermato a un posto di blocco da Carabinieri o Polizia, i più attenti avranno notato sicuramente che molto spesso, da ormai decenni, gli agenti di pubblica sicurezza sono dotati di una pistola mitragliatrice. L’arma in questione è la Beretta M12 prodotta dal 1961 al 2004.

Come tantissime altre armi di fabbricazione italiana, la Beretta M12, è stata fin dai primi anni esportata in tutto il mondo. Grazie sicuramente alla politica discutibile degli anni 80 e degli anni precedenti, non è mancato il via libera dello stato all’esportazione di questo gioiello dell’industria armiera italiana a paesi Arabi in medio oriente. Fin dagli esordi fu esportata con successo in molti paesi del centro e sud America nonché in Asia e Africa. Ad esempio in Brasile fu l’arma che sostituì il Thomson M1. Libia, Tunisia, Marocco, Algeria, Tunisia, Arabia Saudita, sono solo alcuni dei paesi arabi, che nel corso degli anni si sono spesso rivelati nemici di Israele, ad essere stati dotati del M12.

Su licenza Beretta è stata prodotta anche in Belgio dalla FN e denominata M12S e M12SD. É proprio uno di questi lotti che a detta di qualcuno dovrebbe essere stato venduto alla polizia dell’autorità palestinese intorno agli anni 80, stranamente proprio gli anni in cui lo stato italiano sembrerebbe aver avuto contatti diretti con le fazioni palestinesi.

Combattente armato di Hamas equipaggiato del Beretta M12

Non è un caso isolato

Non solo il Beretta M12 sembrerebbe l’unica arma venduta dagli italiani ai palestinesi. In alcune foto vediamo comparire anche uno Spas 15 prodotto dall’italiana Franchi. Entrambe le armi, come molte altre, saranno poi passate dalle fazioni armate e dai terroristi dell’OLP nelle mani di Hamas dopo la sua “inagurazione” nel 1987.

Membro di Hamas con un Franchi Spas 15

Non è stata ne la prima e ne sarà l’ultima volta che un’arma italiana si renderà, a causa di chi la utilizza, complice di un attacco terroristico. Si potrebbe evitare? No. Il commercio illegale di armi, sia rubate che di provenienza illecita è ormai inarrestabile. Organizzazioni terroristiche e stati radicali collaboreranno sempre per il loro unico comune obiettivo: il male e la violenza.

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